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Opere pubbliche

 

Ai sensi dell’art.8 della L.R. n.34/94 e s.m.i. l’attività di bonifica è svolta, per ciascun comprensorio, secondo le previsioni del piano generale di bonifica.

Il piano generale di bonifica:

  1. definisce le linee di intervento della bonifica nel comprensorio;
  2. individua le opere di bonifica da realizzare, ai sensi dell’articolo 3 e dell’articolo 4 della medesima legge, indicandone la priorità;
  3. stabilisce gli indirizzi per gli interventi di miglioramento fondiario da parte di privati.


Le opere di bonifica sono individuate nell’ambito della tipologia di cui all’articolo 9 della legge, motivandone l’utilità in rapporto alle linee d’intervento e tenuto anche conto delle opere pubbliche esistenti.

Per le opere di competenza pubblica sono inoltre indicati i presunti tempi di realizzazione e i conseguenti oneri di manutenzione a carico pubblico. Sono altresì indicati gli altri enti interessati alla realizzazione dell’opera ai sensi dell’articolo 3, comma 4 della legge.

Il piano generale di bonifica si conforma alle previsioni dei piani di bacino ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo), articolo 17, comma 4, ed è coordinato con gli altri strumenti di pianificazione e programmazione dello Stato, della Regione e degli enti locali concernenti l’assetto del territorio. Ai fini della difesa del suolo i piani di bonifica sono riferiti alle attività di manutenzione e di gestione delle opere esistenti ed efficaci per l’equilibrio idrogeologico, idraulico, idraulico costiero e ricomprendono tutte le opere definite e programmate dagli strumenti di bacino e dagli strumenti di governo del territorio in attuazione degli indirizzi di bacino.

Ai sensi dell’art.9 della L.R. n.34/94 e s.m.i. i piani generali prevedono, quali opere di bonifica:

  1. la canalizzazione della rete scolante e le opere di regimazione dei corsi d’acqua;
  2. gli impianti di sollevamento delle acque;
  3. le opere di captazione, provvista, adduzione e distribuzione delle acque utilizzate a prevalenti fini agricoli e quelle intese a tutelarne la qualitĂ ;
  4. le opere per la sistemazione funzionale delle pendici e dei versanti;
  5. le opere per il rinsaldamento e il recupero delle zone franose;
  6. le opere per il contenimento del dilavamento e dell’erosione dei terreni;
  7. le opere per la sistemazione idraulico-agraria e per la moderazione delle piene;
  8. le infrastrutture di supporto per la realizzazione e la gestione di tutte le opere predette.


I piani generali possono altresì prevedere la realizzazione di opere diverse da quelle sopradette, idonee ad assicurare la funzionalità di queste ultime e comunque a realizzare le finalità di cui all’articolo 2 della legge in rapporto alle caratteristiche idrografiche del territorio.

Ai sensi dell’art.33 della L.R. n.34/94 e s.m.i. gli interventi previsti nei piani generali di bonifica sono realizzati sulla base del programma regionale della bonifica approvato dal Consiglio regionale.

Il programma dispone per un triennio ed è aggiornato annualmente in funzione della scorrevolezza del bilancio pluriennale della Regione.

Il programma, avendo come riferimento le disponibilitĂ  finanziarie indicate dal bilancio della Regione, individua per ciascuno degli anni considerati e per ogni comprensorio:

  1. le nuove opere di bonifica di competenza pubblica, specificando per ciascuna di esse la spesa presunta, l’eventuale concorso degli enti locali ai sensi dell’articolo 3, comma 4, nonché l’eventuale percentuale a carico dei proprietari immobiliari interessati di cui al comma 2 del medesimo articolo di legge;
  2. gli interventi di manutenzione delle opere di bonifica i competenza pubblica a carico della Regione ai sensi dell’articolo 3, comma 1 della legge;
  3. le nuove opere di bonifica di competenza privata e ’ammontare complessivo dell’eventuale contributo regionale concesso per la loro realizzazione.


Contestualmente all’approvazione del programma, il Consiglio regionale ripartisce tra le Province competenti i finanziamenti per l’attuazione degli interventi previsti per l’anno in corso.

La ripartizione del finanziamento per gli interventi di cui al comma 3, lettera a) e lettera b) della legge, è effettuata sulla base della spesa prevista a carico della Regione.

L’ammontare del contributo regionale per le opere di competenza privata è ripartito in proporzione alla spesa complessiva necessaria per la loro realizzazione, quale risulta dalle proposte presentate dalle province ai sensi dell’articolo 34, comma 5, e approvate con il programma regionale di cui all’articolo 33 della legge.

Nell’ottica della redazione del Piano Generale di bonifica la Regione Toscana, con deliberazione di Giunta 15.11.2004 n°1145 e decreto dirigenziale 3.12.2004 n.7463, ha incaricato i Consorzi di Bonifica Toscani all’elaborazione del Piano di Manutenzione Straordinaria che, finanziato per l’85% dalla Regione stessa e per il rimanente 15% dalla Provincia di Grosseto per l’Osa Albegna, individui le criticità idrauliche e le priorità d’intervento nella rete idraulica dei comprensori di bonifica del territorio toscano. Successivamente la Regione stessa con deliberazione di Giunta 20.11.2006 n°850 e decreto dirigenziale 13.12.2006 n.6273 ha finanziato l’“Ampliamento del Censimento delle opere idrauliche e di bonifica ed approfondimento dei Piani di Manutenzione Straordinaria”.

Tali due strumenti individuano sia il reticolo idrografico pubblico di riferimento che le opere idrauliche e di bonifica contenute nel reticolo stesso sul quale reticolo ed opere esplicano la loro attivitĂ  di manutenzione ordinaria i Consorzi.

Il Consorzio Bonifica Osa Albegna ha già elaborato e consegnato il Piano di Manutenzione Straordinaria redatto in data 21.6.2008, mentre è in corso di redazione il Censimento delle opere idrauliche e di bonifica nel distretto comprensoriale di competenza.

Il Piano di Manutenzione Straordinaria si è posto l’obbiettivo di studiare l’intero reticolo idraulico del distretto comprensoriale di competenza del Consorzio e di individuare gli interventi necessari alla messa in sicurezza idraulica, nonché di formulare una stima di massima dell’ammontare economico necessario alla realizzazione degli interventi previsti.

Sono stati stimati anche gli interventi di manutenzione ordinaria partendo dall’analisi di quelli annuali o biennali, ormai noti al Consorzio, da eseguirsi in pianura, fino a quelli collinari e montani eseguiti con frequenza triennale o quadriennale da eseguirsi quindi con il criterio della rotazione privilegiando in primis le criticità osservate in campagna e verificate con lo studio idraulico contenuto nel Piano stesso necessario per la programmazione dei futuri interventi straordinari.

Al fine di procedere alla redazione del Piano, l’Ufficio Tecnico del Consorzio ha provveduto ad individuare tutto il reticolo idrografico utilizzando la Carta Tecnica della Regione Toscana in scala 1:10.000 (CTR 10K) unitamente alle planimetrie Catastali.

Sono stati riportati tutti i dati noti negli Shape files preliminarmente predisposti dal Consorzio adattati alla toponomastica ed al tracciato dei corsi d’acqua individuati nel Catastale e negli shape file regionali.

Tutti i corsi d’acqua così individuati sono stati suddivisi nelle seguenti categorie:

  1. Corsi d’acqua classificati in II cat. idraulica;
  2. Corsi d’acqua classificati in III cat. idraulica;
  3. Canali di Bonifica a sollevamento meccanico;
  4. Canali di Bonifica in pianura;
  5. Corsi d’acqua naturali in collina;
  6. Corsi d’acqua naturali in montagna.


Il reticolo idrografico è stato censito attraverso l’individuazione di n°200 bacini, dai quali sono stati esclusi gli 86 dell’Isola del Giglio a seguito della deperimetrazione effettuata con D.C.R. 13.11.2007 n.120 ed i 3 bacini di Giannella, Ansedonia ed Orbetello rientranti nella gestione commissariale per il risanamento della Laguna di Orbetello per un numero complessivo rimanente pari a 111; i suddetti 111 bacini sono stati individuati nel vigente Piano di Classifica degli Immobili per il riparto della contribuenza consortile seguendo una logica tesa alla rappresentazione specifica del territorio che va al di là del solo criterio idraulico; quindi alcuni bacini sono stati scelti per la loro importanza sul territorio e non per la loro specifica caratteristica idrologico - idraulica o di classifica.

Lo studio idrologico-idraulico a supporto del Piano di Manutenzione straordinaria individua alcune sezioni del reticolo come sopra individuato le quali possono avere problemi per le conoscenze già in possesso del Consorzio, sia altre sezioni caratteristiche dei principali corsi d’acqua del comprensorio. Lo studio idraulico che è alla base del Piano di Manutenzione Straordinaria è stato sviluppato su un numero elevato di bacini sottesi alle sezioni di maggior rischio individuate come precedentemente descritto. Oltre alla valutazione idrologico e idraulica delle varie sezioni si sono anche determinati indici per la valutazione relativa al trasporto solido della sezione, in questa maniera si possono individuare possibili punti di crisi del reticolo per la instabilità d’alveo generale. La pluviometria è stata individuata attraverso i dati rilevati ai pluviometri di: Orbetello, Manciano, Capalbio, San Donato, Pomonte, Scansano, Roccalbegna, Poggio Perotto, Santa Fiora; tutti i pluviometri hanno sufficienti dati per le estrapolazioni statistiche che permettono di ricavare le curve di possibilità pluviometriche. Di questi pluviometri sono stati determinate le aree di influenza con il metodo dei “topoieti” di Thiessen, quindi per ogni bacino studiato sono state costruite le curve di possibilità pluviometrica facendo la media ponderale, sulle superfici, dei valori di ciascuna curva. I bacini studiati hanno tempi caratteristici superiori all’ora, quindi le curve segnalatrici utilizzate sono state esclusivamente quelle valide per eventi superiori a tale durata.

Le curve di possibilità pluviometriche sono state determinate nelle seguenti ipotesi: fattori di ragguaglio mensili unitari per tutti i mesi dell’anno; trattamento statistico dei valori delle piogge massime con il metodo di Gumbel, con la determinazione delle piogge massime a 1, 3, 6, 12 e 24 ore, ai diversi tempi di ritorno; individuazione dei coefficienti a e n delle curve di possibilità pluviometrica con il metodo degli inviluppi per ciascun pluviometro; nessuna riduzione dei valori delle piogge per la dimensione del bacino, considerato che le superfici sono ridotte e quindi sono sensibili ad eventi concentrati; media ponderata sulla superficie delle piogge alle varie ore, per i diversi tempi di ritorno, in maniera da determinare con il metodo dell’inviluppo i coefficienti a e n delle curve di possibilità pluviometrica.

Per quanto riguarda la definizione della pioggia di progetto, nella pratica ingegneristica sono stati adottati ietogrammi cosiddetti "sintetici", tali cioè da non rappresentare il reale andamento dell'evento pluviometrico, ma in grado di introdurre nelle procedure di trasformazione afflussi-deflussi una variabilità temporale della pioggia che dia luogo a risultati che si possano ritenere cautelativi. La legge di distribuzione che si introduce rappresenta, in tal modo, quello che si definisce "ietogramma di progetto". Nella letteratura tecnica esistono diverse metodologie per la definizione del suddetto "ietogramma di progetto", mentre in molti paesi la scelta del tipo di ietogramma è fissata da apposite normative, cosa del tutto assente nel nostro paese. Nel Piano, tra le varie procedure disponibili si è utilizzata quella basata su uno ietogramma costante per l’intera durata dell’evento. Questo pluviogramma, qualunque sia la sua durata, schematizza un evento di uguale intensità per la sua durata, con intensità pari a quella risultante dalle curve di possibilità pluviometrica sopra determinate. Queste ipotesi sono state fatte per tutti i bacini studiati.

Per la determinazione degli idrogrammi di piena in corrispondenza della sezione di chiusura di tutti i bacini esaminati è stato utilizzato un modello matematico di trasformazione afflussi-deflussi basato sull'impiego dell'idrogramma sintetico del Soil Conservation Service. Nel caso specifico è stato adottato, per simulare le perdite di bacino, il metodo SCS - CURVE NUMBER, che è basato sulle curve di precipitazione e perdita cumulate ed in cui, in funzione del tipo di suolo, del suo uso e del grado di imbibizione dello stesso, viene calcolo istante per istante il quantitativo di pioggia che va a produrre il deflusso. Tale metodo, molto diffuso soprattutto grazie alla notevole mole di dati reperibili in letteratura per la sua applicazione, permette di calcolare l’altezza di pioggia persa fino ad un dato istante attraverso la valutazione dell’altezza di pioggia massima immagazzinabile nel suolo a saturazione (S), il cui valore viene determinato attraverso un parametro detto CN (Runoff Curve Number) il quale è funzione della natura del terreno, del tipo di copertura vegetale dello stesso e del corrispondente grado di imbibizione.

Per la valutazione dell’uso del suolo è stato fatto riferimento alla cartografia informatizzata regionale ed anche i dati della litologia del bacino sono stati ricavati dalla cartografia informatizzata regionale. In base alla geologia ed all’uso del suolo è stato assunto, per ogni bacino, il valore del parametro CN relativo.

Sulla base delle perdite sopra indicate in funzione del tempo sono stati determinati i pluviogrammi depurati sia cumulati che istantanei e con diversi metodi di trasformazione afflussi-deflussi sono stati individuati i relativi idrogrammi. I metodi utilizzati sono stati quello di Nash, della Corrivazione, e dell’Invaso Lineare.

Sulla base dei calcoli idrologici illustrati sono state ottenute le portate massime che vengono utilizzate per le verifiche idrauliche delle sezioni. Per avere una ragionevole certezza sui valori delle portate massime utilizzate sono state considerate diverse ipotesi nella valutazione degli idrogrammi, quindi mantenendo uno ietogramma costante sono stati considerati incroci di diversi metodi per la formazione della piena (metodi di Nash, metodo della Corrivazione e metodo dell’Invaso Lineare) con diversi metodi per l’elaborazione statistica al fine di determinare le curve di possibilità pluviometrica (distribuzione di Gumbel, distribuzione Normale e distribuzione Lognormale). Per tutte queste possibilità, per ogni sezione, sono state determinate le portate di picco successivamente verificate idraulicamente per tutti i bacini nell’ipotesi di moto uniforme ed alveo prismatico con la formula di Chezy. I valori delle portate stimate sono state paragonate con quelle che possono essere le massime portate determinate dalla trasformazione afflussi-deflussi per verificare la pericolosità idraulica del tratto di corso d’acqua considerato. Sono state quindi riportate le informazioni riguardanti il corso d’acqua, il bacino idrografico, le portate massime per varie tempi di ritorno, la documentazione fotografica, lo schema della sezione di deflusso ed i possibili livelli idrometrici.

Allo scopo di individuare la possibile dinamica d’alveo dei vari tratti di corsi d’acqua è stato determinato un criterio in base alla tipologia del suolo in prossimità del corso d’acqua e alla velocità dell’acqua a sezione piena.

In tal senso sono state introdotte le lassi di erodibilità secondo le indicazioni fornite da Fortier e Scobey (vedi “Manuale di Ingegneria Civile - Sezione Prima” Ed. Scientifiche Cremonese - Roma - Punto 2.1.2.3). La valutazione della classe di erodibilità è stata effettuata sulla base delle indicazioni fornite dal CRES.

Dalla litologia di terreno rilevata secondo le indicazioni del CRES è stato determinato il “Codice CRES” per ogni sezione e corrispondentemente è stata determinata la velocità critica secondo le sopra richiamate indicazioni di Fortier e Scoby.

Nelle tabelle riassuntive dei dati di ogni sezione considerata vengono confrontate le velocità determinate nella sezione di deflusso piena con le velocità sopra indicate per il relativo tipo di litologia. Questo rapporto è stato preso come indicatore della dinamica d’alveo (erosione, equilibrio o deposito) secondo quanto riportato nella tabella seguente:

Rapporto tra velocità di riempimento della sezione e velocità critica per la litologia (V/Vcr) Definizione di dinamica d’alveo
(V/Vcr) < 0.25 Deposito alto
0.25 < (V/Vcr) < 0.50 Deposito medio
0.50 < (V/Vcr) < 0.75 Deposito basso
0.75 < (V/Vcr) < 1.25 Equilibrio
1.25 < (V/Vcr) < 1.75 Erosione bassa
1.75 < (V/Vcr) < 2.25 Erosione media
(V/Vcr) > 2.25 Erosione alta

Questi sono stati i criteri di individuazione di eventuali problemi derivanti dal trasporto solido nella sezione e nel tratto limitrofo alla sezione.

Dalle verifiche idrauliche effettuate è emersa una generalizzata tendenza all’instaurarsi di regimi di deflusso caratterizzati da velocità non compatibili con la natura delle sponde. Tali situazioni portano all’innesco di fenomeni franosi ed in generale di instabilità delle sponde con conseguenti ostacoli al deflusso ed aumento del rischio idraulico per il tronco fluviale in esame.

In sintesi le criticitĂ  individuate nelle sezioni esaminate sono riconducibili alle seguenti tipologie:

  1. Insufficienza della capacitĂ  di deflusso della sezione idraulica principalmente legata ai seguenti fattori:
    • - Eccessiva scabrezza Ks del fondo e delle sponde;
    • - Insufficienti dimensioni della sezione sia in termini di altezza che di larghezza;

  2. Velocità di deflusso eccessiva non compatibile con la natura delle sponde (corsi d’acqua collinari e ad essi assimilabili);
  3. Velocità di deflusso eccessivamente bassa con conseguenti ristagni ed impaludamenti (corsi d’acqua di bonifica) legati ai seguenti fattori:
    • - Eccessiva scabrezza Ks della sezione causate dall’accentuata eutrofizzazione delle sponde;
    • - Bassissimi valori di pendenza di fondo del canale.

  4. Insufficiente capacità di deflusso dei manufatti presenti nelle sezioni di criticità, con particolare riferimento ai tombini in calcestruzzo prefabbricato spesso assolutamente sottodimensionati rispetto al tronco fluviale a monte. Tali manufatti finiscono col funzionare da bocche tarate andando a limitare notevolmente il deflusso a valle dello stesso. Data l’influenza di detti manufatti sul regime idraulico di tutto il corso d’acqua, si è reso necessario realizzare uno studio mirato all’analisi e risoluzione di detti problemi che, anche se impostato a carattere generale, è sufficiente ad individuare e risolvere le problematiche evidenziate quantificando in maniera attendibile l’importo dei singoli interventi puntuali.

Le tipologie di criticitĂ  sopra esposte portano conseguentemente ai seguenti problemi idraulici nei tronchi fluviali interessati:

  1. Rischio di esondazione per le aree adiacenti al tronco avente insufficiente capacitĂ  di deflusso;
  2. Instaurazione di fenomeni erosivi e di instabilitĂ  delle sponde con accentuazione della formazione dei meandri ed incrementi diffusi del trasporto solido della corrente;
  3. Tendenza al ristagno liquido nei tronchi dei canali di bonifica con eccessivo proliferare delle vegetazione ed ulteriore aumento della scabrezza dei canali. Il fenomeno, che progredisce naturalmente verso scenari con sempre peggiori capacità di deflusso, facilita la formazione dell’habitat ideale per il proliferare dei culicidi.


I problemi idraulici schematicamente riassunti sopra sono risolvibili con interventi mirati e diffusi su tutto il reticolo idraulico. Indicativamente tali problemi richiedono interventi delle seguenti tipologie:

  1. Aumento della capacità di deflusso del tronco fluviale in esame attraverso l’aumento dell’area della sezione idraulica. Tale intervento prevede l’allargamento laterale della sezione senza alterare la pendenza di fondo del corso d’acqua. Nel caso di corsi d’acqua arginati l’intervento riguarda la risagomatura della canaletta di magra, la sistemazione delle banche laterali ed anche la ricalibratura dei manufatti arginali.
  2. Miglioramento delle condizioni di deflusso del tronco fluviale attraverso l’aumento del coefficiente di scabrezza KS di Strickler. Per corsi d’acqua di pianura questo significa ridurre il rischio di impaludamenti e franamenti locali. Per i corsi d’acqua collinari un aumento di KS va attentamente valutato perché sussistono forti rischi di produrre aumenti locali della velocità di deflusso non compatibili con la natura delle sponde. Per corsi d’acqua di bonifica l’intervento idoneo a risolvere tale problema è senza dubbio quello finalizzato al rivestimento del tronco fluviale in esame realizzato in calcestruzzo con speciali fori per consentire lo scambio ipogeo con la campagna circostante.
  3. Sistemazioni spondali mirate alla eliminazione dei problemi di erosione localizzata e diffusa delle sponde. L’intervento risulta necessario laddove le velocità di deflusso risultano non compatibili con la natura delle sponde. Interventi di questo tipo sono tutte le opere di difesa passive quali le scogliere in massi ciclopici rinverdite e le opere repellenti di difesa attiva trasversale (pennelli).


Sono state predisposte poi una serie di analisi economiche di interventi "tipo" idonei a risolvere i problemi idraulici dei tronchi fluviali presi in esame. Per tale scopo detti corsi d’acqua sono stati suddivisi in 24 categorie di corsi d’acqua che individuano altrettante categorie di interventi tipo i quali sono il frutto delle analisi idrauliche ed idrologiche descritte.

Per ogni categoria di interventi tipo sono state eseguite delle analisi dei prezzi basate sulle opere necessarie a risolvere i problemi idraulici che vi si manifestano (scavo, decespugliazione, smacchiatura, opere di consolidamento e regimazione idraulica, netta, ecc…) e che sono legati alle risultanze dell’analisi idrologica generale effettuata nel Piano ed anche alla conoscenza del territorio acquisita dal Consorzio nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali.

Ognuna delle tratte esaminate è stata valutata nelle sue condizioni attuali di rischio idraulico: ogni asta per la quale è risultato necessario intervenire per eliminare il rischio è stata associata ad una tipologia di intervento idoneo. In tal modo si sono ottenuti gli importi necessari al conseguimento dell’obbiettivo prefissato dal Piano di Manutenzione Straordinaria che era quello di formulare una stima di massima dell’ammontare economico necessario alla realizzazione degli interventi necessari alla riduzione del rischio idraulico del distretto comprensoriale di competenza del Consorzio.

Complessivamente gli interventi straordinari longitudinali (scavo, riespurgo, taglio selettivo di vegetazione ecc.) valutati a metro lineare ammontano ad € 53.363.655,64 mentre quelli puntuali ammontano ad € 9.313.753,29 per complessivi € 62.709.910,14 da eseguirsi per Lotti o Stralci funzionali secondo le priorità del presente Piano e del censimento delle Opere Pubbliche di Bonifica ed Idrauliche che verranno rilevate ed inventariate a seguito dell’approvazione del Piano medesimo. Gli interventi di manutenzione ordinaria da effettuare una volta conclusa quella straordinaria ammonta invece complessivi € 8.268.132,71.

Naturalmente la stima degli interventi puntuali risulterà più precisa una volta redatto il “Censimento delle Opere Idrauliche e di Bonifica”.

L’unione dei due elaborati “Piano di Manutenzione Straordinaria” e “Censimento delle Opere Idrauliche e di Bonifica” è da considerarsi quindi il “Piano Generale di Bonifica” del Consorzio stesso.